Domande e risposte sull’Enterobacter sakazakii negli alimenti in polvere per lattanti

Queste domande e risposte sono state messe a punto da esperti FAO/OMS in seguito ad un meeting sull'argomento tenutosi a Ginevra nel Febbraio 2004. La traduzione è a cura di IBFAN Italia, il documento originale è disponibile qui  

1. Che cos’è l’Enterobacter sakazakii? Quali malattie possono causare i batteri?

2. Da dove viene il batterio? Esiste anche nell’intestino umano?

3. Come avviene la contaminazione dell’alimento per lattanti con l’Enterobacter sakazakii? Possono essere contaminati anche altri cibi? 

4. Quali sono i principali gruppi a rischio?

5. Come si può minimizzare/ridurre questo rischio?

6. Ci sono standard internazionali relativi ai massimi livelli del batterio? Quale livello di sicurezza garantiscono questi standard?  

7. Ci sono differenze riconducibili ai produttori nei livelli di Enterobacter sakazakii nell’alimento per lattanti?

8. Il rischio è simile in tutte le regioni e gli stati? 

9. Potrebbero esserci altri batteri negli alimenti per lattanti che potrebbero causare problemi, o l’Enterobacter sakazakii è l’unico?

10. Si eviterebbero questi rischi se un bambino fosse allattato al seno anziché alimentato artificialmente?

11. Che cosa si sta facendo per porre rimedio a questo problema?

12. Che estensione ha il problema?

1. Che cos’è l’Enterobacter sakazakii? Quali malattie possono causare i batteri?

L’Enterobacter sakazakii è un batterio della famiglia delle Enterobatteriacee, cui appartiene un gran numero di specie di batteri trovati nell’intestino di uomini e animali e nell’ambiente. Il microrganismo è responsabile della comparsa di meningiti o enteriti, soprattutto in bambini nel primo anno di vita. Nei pochi casi riportati, dal 20% a più del 50% dei bambini che si sono ammalati sono morti. Per i sopravvissuti possono esserci gravi complicanze a lungo termine, tra cui disordini neurologici. La comparsa legata a malattie degli adulti sembra essere significativamente più mite.

 2. Da dove viene il batterio? Esiste anche nell’intestino umano?

 L’habitat naturale dell’Enterobacter sakazakii non è ben noto. Il batterio può essere trovato nell’intestino di persone sane, molto probabilmente come ospite intermittente. Può trovarsi anche nell’intestino di animali e nell’ambiente.

 3. Come avviene la contaminazione dell’alimento per lattanti con l’Enterobacter sakazakii? Possono essere contaminati anche altri cibi?

Ci sono essenzialmente tre strade attraverso le quali l’Enterobacter sakazakii può accedere all’alimento per lattanti:

a)     attraverso e materie prime usate per produrre l’alimento;

b)      attraverso la contaminazione dell’alimento o di altri ingredienti essiccati dopo la pastorizzazione;

c)      attraverso la contaminazione dell’alimento al momento della sua ricostituzione da parte di chi lo somministra al lattante subito prima del pasto.

L’Enterobacter sakazakii è stato trovato in altri tipi di cibi, ma solo l’alimento in polvere per lattanti è stato associato alla comparsa di malattie.

 4. Quali sono i principali gruppi a rischio?

 I bambini piccoli (< 1 anno di età) più esposti al rischio di infezioni da Enterobacter sakazakii sono i neonati (fino a 4 settimane di vita), specialmente i bambini nati prima del termine, i bambini sottopeso o i bambini con patologie del sistema immunitario.

 Anche i bambini piccoli di madri HIV - positive sono a rischio, sia perché possono specificamente richiedere gli alimenti per lattanti, sia perché sono più suscettibili di infezioni. Questo può essere di particolare preoccupazione in alcuni paesi in via di sviluppo, dove la proporzione di tali bambini è più alta che nei paesi sviluppati (cfr. anche D 10)[1].

 5. Come si può minimizzare/ridurre questo rischio?

 Il recente incontro di esperti ha raccomandato che chi presta cure ai bambini, specialmente a quelli ad alto rischio (cfr. D 4) debba essere regolarmente allertato circa il fatto che l’alimento in polvere per lattanti non è un prodotto sterile.

 I puericultori dovrebbero usare, ogni qualvolta sia possibile e disponibile, un alimento per lattanti messo in commercio liquido e sterile, o includere una fase di decontaminazione nella preparazione dell’alimento in polvere per lattanti (come per esempio ricostituire con acqua bollente o riscaldare l’alimento ricostituito)[2].

 Una valutazione preliminare dei rischi ha mostrato poi che tempi ridotti di attesa (il tempo tra la reidratazione dell’alimento per lattanti e la sua consumazione) e di alimentazione con l’alimento ricostituito fanno diminuire il rischio di infettare i bambini. Combinando le diverse misure di controllo si avrebbe il maggiore impatto sulla riduzione del rischio.

 Con la tecnologia di cui si dispone attualmente non sembra essere possibile la produzione di un alimento in polvere per lattanti che sia sterile. Tuttavia, si raccomanda alle industrie di migliorare per quanto possibile la sicurezza dell’alimento in polvere per lattanti.

 6. Ci sono standard internazionali relativi ai massimi livelli del batterio? Quale livello di sicurezza garantiscono questi standard?

 La commissione FAO/OMS Codex Alimentarius stabilisce standard internazionali per gli alimenti. Le attuali specificazioni microbiologiche del Codex per l’alimento in polvere per lattanti limitano la quantità dei batteri detti coliformi, ivi compreso l’Enterobacter sakazakii. Anche se questo limite probabilmente aiuta a prevenire la manifestazione di un gran numero di casi, esso non comporta un sufficiente livello di sicurezza, come mostrato dalle manifestazioni causate da alimento in polvere per lattanti che rispettava le attuali indicazioni. Date le nuove informazioni su questo problema emergente, il recente incontro di esperti ha raccomandato che il Codex riveda lo standard internazionale per rivolgersi meglio ai rischi microbiologici dell’alimento in polvere per lattanti, anche stabilendo una specificazione microbica per l’Enterobacter sakazakii.

 7. Ci sono differenze riconducibili ai produttori nei livelli di Enterobacter sakazakii nell’alimento per lattanti?

 Al momento non abbiamo dati che dimostrino alcuna differenza tra gli alimenti per lattanti dei diversi produttori.

 8. Il rischio è simile in tutte le regioni e gli stati?

Sono stati riferiti casi di infezioni da Enterobacter sakazakii a causa di alimenti per lattanti contaminati solo in pochi paesi sviluppati. È probabile che ci sia una significativa sottostima delle infezioni in tutti i paesi. L’assenza di casi segnalati probabilmente è dovuta più alla mancanza di consapevolezza del problema che non all’assenza di malattia. In generale, i limiti degli attuali sistemi di sorveglianza nella maggior parte dei paesi si sommerebbe alla spiegazione per la mancanza di casi riportati. Poiché l’alimento per lattanti è ampiamente usato, la presenza di Enterobacter sakazakii nell’alimento per lattanti e i suoi potenziali effetti sui bambini, potrebbero essere un significativo problema di salute pubblica nella maggior parte dei paesi.

9. Potrebbero esserci altri batteri negli alimenti per lattanti che potrebbero causare problemi, o l’Enterobacter sakazakii è l’unico?

 Gli attuali standard del Codex non autorizzano patogeni come la Salmonella nell’alimento in polvere per lattanti. L’attuale specificazione microbiologica del Codex per la Salmonella è l’assenza di Salmonella in 60 campioni di 25 grammi ciascuno. Tuttavia, sono stati riferite manifestazioni di casi riconducibili a Salmonella in alimenti in polvere per lattanti.

 10. Si eviterebbero questi rischi se un bambino fosse allattato al seno anziché alimentato artificialmente?

 L’allattamento al seno fa bene ai bambini in ogni caso. La raccomandazione dell’OMS è che i bambini siano allattati al seno in maniera esclusiva per i primi sei mesi di vita, e che l’allattamento continui, insieme con un’appropriata alimentazione complementare, fino ad un’età di due anni od oltre. C’è ampia evidenza che i bambini che non sono allattati al seno in modo esclusivo, o per niente, siano soggetti ad un rischio significativamente più alto di morbilità e mortalità per diarrea.

 Anche se ci sono poche madri che non possono allattare al seno per motivi fisiologici, aumentano le preoccupazioni per l’allattamento al seno di bambini di donne affette da HIV. Le madri di cui sia nota la sieropositività dovrebbero essere aiutate a fare la migliore scelta sull’alimentazione infantile nelle loro specifiche circostanze. L’alimento in polvere per lattanti è una di queste possibili opzioni.

 11. Che cosa si sta facendo per porre rimedio a questo problema?

 Da quando FAO e OMS hanno preso consapevolezza del problema, le due organizzazioni hanno lavorato, insieme con gli Stati Membri, per raccogliere dati e competenze per dedicarsi alla questione. Questo lavoro è cominciato nel 2003 e ci sono ora le basi per proseguire. L’incontro di esperti FAO/OMS, del febbraio 2004 a Ginevra, ha esaminato tutto ciò che si conosce dei metodi di produzione, fattori di rischio, incidenza della malattia, etc. ed hanno rilasciato una serie di raccomandazioni per consigliare il Codex FAO/OMS e gli Stati Membri circa le possibili opzioni per gestire ed evitare questo rischio (cfr. D 5). Una relazione riassuntiva di quest’incontro è disponibile qui:

 12. Che estensione ha il problema?

 La vera estensione del problema non è conosciuta, per la mancanza di sistemi di monitoraggio e notificazione per l’Enterobacter sakazakii nella maggior parte dei paesi.

 La portata del problema è generalmente descritta in termini di frequenza e gravità. La frequenza della malattia nei bambini sembra molto bassa, tuttavia la malattia è devastante.

 Una rassegna dei casi nei bambini, riferiti dalla letteratura inglese tra il 1961 ed il 2003, ha riportato 48 casi di malattie indotte nei bambini dall’Enterobacter sakazakii. L’indagine statunitense FOODNET 2002 ha mostrato che il tasso di infezione da Enterobacter sakazakii tra i bambini sotto all’anno di età era di 1 a 100.000.

 I tassi di mortalità da infezione invasiva da Enterobacter sakazakii sono stati riferiti essere tra il 20% e oltre il 50%. Significativi effetti a lungo termine sotto forma di deficienze neurologiche possono risultare dall’infezione, specialmente tra quelle con gravi meningiti e affezioni cerebrali.

 

[1] La norma UN per questi bambini è che, dove l’alimentazione sostitutiva sia accettabile, praticabile, disponibile, sostenibile e sana, si raccomandi di evitare del tutto l’allattamento al seno, e l’alimento in polvere per lattanti può essere un’opzione. Alcuni di questi bambini possono essere HIV – positivi e quindi immunocompromessi.

[2] Si devono prendere in considerazione fattori nutrizionali e non solo, per esempio l’alterazione del contenuto nutrizionale, il rischio di ustioni dovuto al maneggiare acqua/alimenti bollenti o caldi. L’alimento dovrebbe poi essere fatto raffreddare e maneggiato adeguatamente.

 

[1] Il termine "Carico corporeo", dall'inglese body burden sta ad indicare il "fardello" di sostanze inquinanti che ognuno di noi porta fin dalla nascita e che si accumulano nel tempo  nei nostri tessuti corporei (ndt)