Politicamente
scorretto? EDITORIALE di
Francoise Railhet (l’autrice è
consulente LLL e redattrice del Dossier de l’Allattaiment, bollettino per
operatori sanitari di LLL France)
Da Le Dossier de
l’Allattaiment n°58, gennaio-febbraio-marzo 2004, traduzione di Martine
Gabos
Nel
2000, circa 10,8 milioni di bambini di età inferiore a 5 anni sono morti,
sostanzialmente nei paesi in via di sviluppo, e nella maggior parte dei casi
per una ragione che sarebbe si sarebbe potuta evitare. Anche a vedere l’alto numero
di interventi che vengono promossi, della cui efficacia non si conosce l’esito,
sembra che attualmente le azioni di prevenzione abbiano perso il loro obiettivo
principale: quello di salvare il più alto numero possibile di bambini. Per
esempio, si focalizza molto l’attenzione sulla piccola percentuale di bambini
che muoiono a causa dell'AIDS e si incoraggia l’uso di terapie nuove, molto
costose e di cui l’effetto rimane da dimostrare, quando milioni di bambini
potrebbero essere salvati ogni anno per qualche centesimo a bambino, grazie
alla promozione dell’allattamento esclusivo e all’utilizzo delle soluzioni di
reidratazione orale. (Lancet 2003)
Il PIL del Mali
verrebbe maggiorato di 5% se includesse il latte umano, conteggiato alla
tariffa di 1 $ per litro (Hum Lact 1997;
299-305). In Indonesia, le madri
producono ogni anno un miliardo di litri di latte umano, che costituisce
una delle principali risorse alimentari del paese (Breastfeeding Briefs, 1998). In Nepal, il valore del latte umano
(calcolato ad un prezzo al litro simile a quello del latte di mucca)
rappresentava il 51% del valore delle importazioni di petrolio (Unicef, 1994). In Norvegia, le madri
che danno il loro latte ricevono circa 19 euro per ogni litro di latte; questo
ultimo sarà rivenduto circa 50 euro dai lactarium . In Danimarca, le donne ricevono circa 24 euro
al litro, e 21 in Svezia (Hum Lact
1999,55-59) . in Francia, un
decreto del 2002. fissa il prezzo del latte umano a 62,50 euro . In Norvegia,
la produzione di latte umano è stata stimata a 8,2 milioni di litri nel 1992.
In Australia, questa produzione era stimata a 33,23 milioni di litri nel 1992,
per un valore di circa 1,6 miliardi di euro; se tutti bambini australiani
fossero allattati esclusivamente al seno per i primi 6 mesi, questo valore
sarebbe di circa 4,25 miliardi di euro (NCEPH
n° 40, 1998).
Acquistare
il latte industriale necessario per nutrire un bambino di 3 mesi rappresenta il
6 % circa dello stipendio minimo in Germania, 26% in Polonia, 50% in Indonesia,
198% in Ghana, 264% in Nigeria (WABA,1998).Tra
il 1958 e il 1968, il tasso di allattamento é diminuito di 31% nelle Filippine, comportando per questo
paese una perdita supplementare di 33 milioni di euro per l’importazione di
latte industriale (Berg,1993). L’Unicef
ha stimato che una madre dell’Africa
sub-sahariana che nutre il suo bambino con latte artificiale, passa in
media 10-15 ore alla settimana a preparare i biberon, a pulirli e a
sterilizzarli, oltre al tempo passato a
dare il biberon al bambino (Unicef-Unaids-
Who Technical Report, 1998).
Il programma WIC
(Women Infants Children, un programma d’aiuto alimentare nei Stati Uniti)
acquista il 40% del latte industriale venduto nel paese. Nel 1998, questo
rappresentava quasi 558 milioni di euro. In confronto, 20 milioni di euro sono
stati stanziati per la promozione dell’allattamento
(Selling out mothers and babies, 2002). In Inghilterra, le madri di basso
livello socio-economico che utilizzano un latte artificiale ricevono delle
sovvenzioni la cui somma è circa 3 volte più elevata di quella ricevuta dalle
madri che allattano. Nel 1996, c’erano 70 lactarium in Inghilterra, ne
rimangano solo 13 nel 1999 (Indipendant,
1999). In Francia, la sopravivenza dei 17 lactarium esistenti è minacciata, per ragioni di deficit
economico.
La SMA Nutrition è
stata recentemente perseguita dalla Corte di Birmingham (Ingilterra) e
condannata a una multa di 87.000 euro (è quello che guadagna questa compagnia
in 3 minuti) per reato flagrante di pubblicità diretta ai genitori, commesso
”in modo cinico e deliberato” , secondo la conclusione del tribunale (BMJ 2003;327:307;vedere p. 25). Questa condanna è stata inflitta malgrado il sostegno a SMA di
Alan Lucas, professore di nutrizione pediatrica, i cui studi sono stati
ampiamente finanziati dai fabbricanti di latte industriale.
Esistono 35 compagnie
che producono latte artificiale, la maggior parte delle quali sono delle
multinazionali che lavorano essenzialmente nel settore alimentare o
farmaceutico. Nestlé rappresenta da sola il 40% del mercato mondiale degli
alimenti per neonati. Le vendite di latte industriale aumentano di 13,6% ogni
anno (Baby Milk Action, 2000). Nel
2001, in Inghilterra, il mercato del latte industriale rappresentava 555
milioni di euro (Baby Milk action 2002).
Nello stesso anno, rappresentava 3 miliardi di euro negli Stati Uniti e un
analisi ha costatato che il margine dei benefici dei produttori era in media
dell’ 81% (NABA, 2001).
In India, gli
introiti legati alla vendita dei latti artificiali ammontano a circa 288
milliardi di euro all’anno. Se tutti bambini dell’ Arabia Saudita fossero
allattati solo una settimana in più, i fabbricanti di latte artificiale
vedrebbero i loro guadagni diminuire di 2,25 miliardi all’ anno. La British
Medical Association stima che i produttori di latte artificiale spendono ogni
anno fino a 27 euro per bambino in azioni di marketing. Questa cifra è da
paragonare agli 0,25 euro spesi per ogni bambino dai servizi nazionali di
salute per promuovere l’allattamento al seno. In Inghilterra i fondi investiti
dalle imprese in pubblicità sono deducibili dalle tasse (BFHI Newsletters 1995). Nel 2000, l’Accademia Americana di
Pediatria ha ricevuto delle sovvenzioni da Gerber, Mead Johnson e Nestlé.
L’Accademia Americana di Dietetica ha ricevuto, questo stesso anno, una
sovvenzione di 10.000 euro da Gerber; la pagina del loro sito Internet sull’
allattamento è sponsorizzata da Gerber, e consente un link al sito di Gerber.
Nel 1994, Nestlé ha fatto dono di circa 225.000 euro all’Unità di ricerca
dell’Accademia Britannica di Pediatria (Guardian, 1994); invece, l’Accademia
Indiana di Pediatria ha rifiutato una donazione di 250.000 euro per la sua
conferenza annuale, in applicazione della propria politica secondo la quale
nessun sostegno è accettato da parte di
qualsiasi compagnia che commercializza sostituti del latte materno o del
materiale per riceverne in omaggio. Le compagnie produttrici di latte
artificiale utilizzano del latte umano proveniente dei lactarium per le loro
ricerche; questo fatto non è portato a conoscenza delle madri, che pensano che
il loro latte servirà unicamente all’alimentazione di bambini ammalati o
prematuri.
I produttori di latte
industriale si sono raggruppati in una associazione : l’International Association
of Infant Food Manufacturers (IFM), incaricata di difendere i loro interessi a livello
internazionale. Questo permette loro, tra l’altro, di fare pressione sui
governi che desiderano legiferare per proteggere l’allattamento al seno. In
Inghilterra, durante una conferenza nel 1998, Nestlé ha protestato contro i
posters dell‘Unicef messi nelle sale espositive che riportavano le violazioni
del Codice Internazionale di commercializzazione dei Sostituti del latte
materno (fra cui quelle dalla Nestlé), e ha ottenuto che questi posters
venissero tolti (Observer, 1998). La
Abbot (produttrice di latte artificiale, ma anche multinazionale farmaceutica)
ha tentato d’ottenere, mediante finanziamenti, che l’Unicef diffondesse i loro
kits per il test del virus HIV in tutti i suoi centri;
questa manovra è fallita al ultimo minuto, in seguito alle proteste di una
parte degli impiegati (BMJ 2000). Nestlé
ha offerto in Sud Africa il latte artificiale Pelargon (in sostituzione della marca generica
raccomandata dall’OMS ), proclamando che il livello di acidità di questo latte
distruggeva i batteri presenti nell‘acqua contaminata, affermazione della quale
la veridicità, al dire degli esperti, é altamente improbabile (Baby Milk
Action2001).
Dopo Chernobyl, il
latte artificiale contaminato dalla radiaoattività è stato ritiratto dalla
vendita in Europa ed è stato esportato in diversi paesi in via di sviluppo (The politics of Breastfeedings, 1995).
Nel 2002, casi mortali di meningite sono esplosi in diversi paesi in seguito
alla contaminazione del latte industriale da E. sakazakii (Pediatrics 2002). Nell’ottobre 2003, 20 bambini israeliani sono
stati ospedalizzati per disturbi neurologici severi e 3 di loro sono deceduti a
causa della carenza in vitamine B1 nel latte industriale a base di soja con il quale erano stati nutriti (Remedia,
prodotto dalla Humana, un impresa tedesca - Haarezt,1/11/2003).
Regolarmente, alcuni lotti di latte industriale vengono ritirati dalla vendita
in seguito alla scoperta di un errore di fabbricazione, di una contaminazione
microbica, o della presenza di un inquinante. Questo non impedisce ai
fabbricanti di vantare le virtù dei loro prodotti, e di utilizzare il latte
umano sia per sostenere che il loro prodotto è buono o quasi buono come il latte materno, sia per affermare che il
latte umano manca di tale o tal’altro componente che il loro prodotto contiene,
per fortuna per i bambini, o che è più
adatto del latte materno a un bambino “con coliche” o “con il reflusso”. Le
ditte produttrici di latte artificiale finanziano con libertà la stampa e la
distribuzione di foglietti o depliants d’informazione, presentati di modo a
promuovere più o meno apertamente i loro prodotti, e a presentare un’immagine
sfavorevole dell’allattamento. Negli Stati Uniti, le statistiche più
correntemente utilizzate a proposito
dei tassi di allattamento sono quelle fornite da Abbot-Ross, un grande
produttorete di latte artificiale; siamo in dovere di porci delle domande sulla
validità di queste statistiche .
Esiste una disparità
flagrante: da una parte le madri del mondo intero, che contribuiscono in modo
predominante all’alimentazione e alla cura dei bambini, di cui la maggiore
parte vivono in condizioni materiali difficili, e che non hanno molti soldi, nè
tempo nè energie da consacrare alla difesa dei loro diritti, e dall’altra parte
le ditte di latte artificiale che dispongono di somme considerevoli e di
personale qualificato per influenzare il mercato a loro vantaggio (e a spese
delle madri e delle popolazioni). Allattando, le donne compiono un lavoro di
grandissimo valore per la loro salute e quella dei loro bambini, per la loro
famiglia, e per la società. L’importanza del loro contributo merita di essere
riconosciuta a tutti livelli. Una volontà reale di promuovere l’allattamento passa
attraverso l’implementazione di una legislazione adatta, che protegga i diritti delle madri e dei
bambini e che valorizzi l’allattamento al seno: mediante adeguati congedi
per maternità, adattamento degli orari
di lavoro, repressione delle violazioni del Codice OMS-Unicef da parte dei
produttori di latte artificiale, presa in considerazione del latte umano nel
calcolo delle risorse alimentare, creazione di lactariums….