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22
2014

Prosegue la saga del bisfenolo A: VENDUTI IN AFRICA I BIBERON PROIBITI IN EUROPA

Riprendiamo questa notizia di qualche mese fa, perché ci sembra particolarmente importante e significativa di quanto poco a cuore le compagnie produttrici di biberon e tettarelle abbiano la salute dei bambini piccoli. Prima si sono opposte per anni a quanti denunciavano la pericolosità di sostanze come gli ftalati e il bisfenolo A (BpA), comunemente usati nella fabbricazione di biberon e tettarelle. Poi hanno ritardato l’entrata in vigore dei bandi all’uso di questi interferenti endocrini nei biberon, per poter così “smaltire le scorte”. Hanno poi sfruttato un obbligo di legge – appunto l’assenza di BpA – per promuovere i loro prodotti come “più naturali che mai”, come si vede dalle immagini che seguono.

Si prosegue poi con la pubblicazione di uno studio (da noi segnalato nel mese di ottobre 2013) secondo cui nei biberon “BpA free” spesso sono presenti altre sostanze pericolose che possono passare nel latte, in un caso addirittura è presente lo stesso BpA!

Ora, ci troviamo di fronte ad un ulteriore esempio dell’abilità imprenditoriale (o della spregiudicatezza e incuria rispetto alla salute dei bambini) delle compagnie produttrici di biberon e tettarelle. Con lo studio pubblicato a maggio sulla rivista Science of the Total Environment e ripreso qualche mese fa dal Fatto Alimentare veniamo informati del fatto che i biberon al BpA sono comunemente diffusi ed usati in almeno due stati dell’Africa, Camerun e Nigeria, presi in esame dalla ricerca (presumibilmente in altri paesi avviene la stessa cosa). Infatti, in questi stati africani non solo non vi sono ancora normative in merito all’uso di sostanze come il BpA nei biberon, ma non è nemmeno diffusa la conoscenza relativamente a questa problematica. Gli autori dell’articolo richiamano le autorità sul rischio che paesi come questi vengano usati come “pattumiera” per smaltire (facendoli ovviamente pagare) i biberon pericolosi che sono proibiti da noi. Ricordiamo che il rispetto del Codice Internazionale garantirebbe la tutela non solo dei bambini allattati, ma anche di quelli alimentati artificialmente.

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