| Che cosa possiamo fare noi? | ![]() |
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Che cosa possiamo fare se non ci rassegniamo ad assistere impotenti e ad ammettere che il potere delle imprese possa calpestare i più elementari diritti umani, irridere la dignità delle persone del Sud del Mondo ma anche di quelle del Nord, subordinandole e pilotandolo con una incessante ed ingannevole pubblicità?
Se vogliamo dare una speranza di vita ai bambini del Terzo Mondo è necessario, prima di tutto, fermare le compagnie nelle loro irresponsabili tecniche di vendita, ed inoltre promuovere, tramite appoggio diretto a medici e ONG (Organismi Non Governativi), programmi di istruzione e di informazione igienico-sanitarie.
A questo scopo sembra avere un'efficacia molto limitata la semplice legislazione, di cui spesso le imprese si prendono gioco, influenzando più o meno direttamente, i governi.
Il boicottaggio consiste nell'interruzione, organizzata e temporanea, dell'acquisto di uno o più prodotti, per indurre le società produttrici a comportamenti diversi. Congiuntamente ad una capillare informazione e sensibilizzazione sul problema, il boicottaggio raggiunge in forma democratica ed efficace l'obbiettivo attraverso tre meccanismi:
Molti giganti economici, come ad esempio Coca Cola, Campbell, Polaroid, Dow Chemical, Barclays Bank, Shell e altri ancora sono stati fermati in poco tempo da gruppi di boicottaggio spesso inizialmente molto modesti. Per restare nel campo del latte in polvere nel 1977 la compagnia inglese Bristol Myers Corp., accusata di pubblicità scorretta al suo latte e di pagare falso personale ospedaliero, dopo solo due anni di boicottaggio si accordò per porre termine a queste pratiche.
Ma in realtà ogni singolo consumatore, se unisce i suoi sforzi insieme a quelli degli altri, ha il potere di far vacillare questi imperi. Il problema semmai è come organizzare queste forze disperse, come informare e coordinare, come raggiungere rapidamente e coinvolgere il maggior numero di persone.
Questo è difficile ma non impossibile. Lo dimostra il fatto che la Nestlé era già stata fermata con un primo boicottaggio internazionale durato dal 1977 al 1984. Si era allora impegnata a rispettare le regole del Codice.
Nel 1988 però ci si rese conto che la compagnia, dopo un periodo di effettiva buona condotta, ha ripreso a violare il Codice ed è stata lanciata una seconda campagna di boicottaggio -quella attuale- (che continuerà fino a che i monitoraggi di controllo non proveranno che la Nestlé rispetta il Codice).
Può apparentemente sembrare una sconfitta, ma oltre al fatto che la Nestlé ha rinunciato alle pratiche più vistose, ora deve compiere azioni che lei stessa nell‘84 ha definito immorali e illegali, e quindi deve agire di nascosto quando prima poteva farlo alla luce del sole.
L'esperto Todd Puttman afferma che "il boicottaggio denuncia ed educa allo stesso tempo. Educa ad agire, a non assistere passivamente alle ingiustizie ed ai soprusi che avvengono sotto il nostro naso. Educa ad assumerci le nostre responsabilità. Il boicottaggio abitua la gente a riprendersi il potere nelle proprie mani. Per questo è quanto di più democratico possa esserci.". Una vittoria contro la Nestlé sarebbe un forte messaggio anche per le altre multinazionali che sfruttano impunemente i popoli del Terzo Mondo appropriandosi del frutto delle loro terre e del loro lavoro e lasciando in cambio sottosviluppo e rifiuti tossici.
Per fermare queste ingiustizie non solo verso chi le subisce direttamente ma anche per chi, nella miope ottica a breve termine ne appare beneficiario perché può comprare a poco prezzo il frutto della terra e del lavoro altrui, il mezzo più efficace è usare finalmente il nostro potere di consumatori, rivendicando e praticando la nostra autodeterminazione su fronti apparentemente poco politici e poco eroici quali la scelta della nostra alimentazione e dei nostri acquisti, ossia dell' uso dei nostri soldi, in favore di un mondo migliore.
Parallelamente al boicottaggio si può infatti definire e proporre un nuovo modello di consumo critico che prenda in considerazione la storia del prodotto, la moralità della casa produttrice, l'inquinamento di cui è responsabile etc. così da rafforzare i sistemi produttivi e commerciali corretti che implichino un modello di sviluppo alternativo a quello attuale.
Tutto ciò ed in particolar modo l'efficacia del boicottaggio è solo un'utopia se resta il progetto di pochi, ma può avere realmente successo se riesce a diffondersi come è avvenuto in passato. Per questo c'è bisogno dell'impegno di tutti. Anche del tuo.
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