Allattamento al seno e HIV
L’HIV può essere trasmesso con il latte materno, ma non è facile per una donna povera che vive in area endemica prendere decisioni su come alimentare i propri figli. Ciò è dovuto alla difficoltà di decidere tra due rischi ambedue gravi, quello che i loro figli si ammalino di AIDS, e quello che soffrano delle conseguenze, spesso mortali, dell’alimentazione artificiale.
Se esistessero dei programmi che annullano (o quasi) il secondo rischio, dovrebbero essere appoggiati, ma il latte artificiale dovrebbe essere reso disponibile (anche dal punto di vista del prezzo) senza che vi siano infrazioni del Codice Internazionale, senza cioè che le compagnie ne approfittino per commercializzare i loro prodotti. Purtroppo non è facile mettere in pratica tali programmi al di fuori di piccole comunità molto controllate, per ragioni di ordine economico, sociale, culturale e logistico.
Esiste invece la possibilità che programmi simili portino ad un abbandono dell’allattamento al seno anche tra madri non affette da HIV, per ragioni economiche (latte in polvere disponibile in forma gratuita o quasi) e culturali (la rappresentazione dell’alimentazione artificiale come un fatto positivo). Inoltre, le compagnie produttrici e distributrici di sostituti del latte materno ed altri prodotti coperti dal Codice potrebbero approfittare di queste circostanze per riprendere le loro azioni di marketing scorretto, a danno del latte materno.
Infine, è anche possibile diminuire i rischi della trasmissione da HIV pur mantenendo l’allattamento. Recenti ricerche sembrano infatti mostrare che il latte materno quando è usato da solo (senza cioè aggiungere altre bevande o alimenti, compresa l’acqua) potrebbe addirittura difendere il bambino dall’infezione da HIV, pur presente nel latte materno, attraverso vari meccanismi biologici ed immunitari; il problema della trasmissione casomai si porrebbe al momento di introdurre bevande ed alimenti complementari, e cioè verso il sesto mese.
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