| COMPAGNIE DI LATTE IN POLVERE PER BAMBINI ACCUSATE DI INFRANGERE IL CODICE INTERNAZIONALE DI MARKETING | ![]() |
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Le principali compagnie produttrici di latte in polvere violano il Codice Internazionale di Marketing dei Sostituti del Latte Materno secondo un rapporto stilato da un gruppo di 27 organizzazioni sanitarie e religiose.
Il Codice Internazionale dell’Assemblea Mondiale della Sanità fu adottato nel 1981 per assicurare una sana ed adeguata nutrizione ai bambini proteggendo e promuovendo l’allattamento al seno. Un rapporto del Interagency Group on Breastfeeding Monitoring, che include Unicef, Save The Children e Voluntary Service Overseas, afferma che è evidente che molti produttori di latte in polvere per neonati violano regolarmente questo codice. Il rapporto, Cracking The Code, critica le svizzere Nestlé e Gerber, le nordamericane Mead Johnson e Wyeth e l’olandese Nutricia. La ricerca è stata immediatamente condannata dall’Associazione Internazionale dei Produttori di Cibi per l’Infanzia come basata su pregiudizi sia nell’esposizione che nell’esecuzione. La ricerca è stata condotta in Tailandia, Bangladesh, Sud Africa e Polonia. Un campione casuale di 800 donne incinte e madri di bambini al di sotto dei sei mesi di età e 120 operatori sanitari è stato intervistato in ognuno dei paesi sopracitati. Le donne di tutti e 4 i paesi in questione hanno dichiarato di aver ricevuto informazioni pubblicitarie che infrangevano il codice promuovendo l’allattamento artificiale senza riconoscere che l’allattamento al seno è la forma nutrizionale ottimale. I risultati più alti sono stati rilevati in Polonia, dove una madre su tre ha ricevuto tali informazioni - il 39% dalla Nutricia, il 17% dalla Gerber. In Sud Africa il 28% delle madri ha ricevuto tali informazioni, la metà delle quali dalla Nestlé. Un esempio di informazione che infrange il codice è una pubblicità della Nutricia "Mamma, sono affamato!", facilmente reperibile in Polonia. Contiene immagini che idealizzano l’uso del latte in polvere con la didascalia: "Mamma, se mi hanno dato un tipo di latte, non cambiarlo con uno differente, a casa!". Le donne di tutti i paesi studiati hanno ricevuto campioni gratuiti del prodotto, molte delle quali all’interno delle strutture sanitarie. La proporzione va dallo 0,3% delle madri del Bangladesh al 26% delle madri Tailandesi. Anche gli operatori sanitari hanno ricevuto campioni gratuiti di latte in polvere, a scopo di ricerca e valutazione personale, nel 50% dei casi in Tailandia, 21% in Polonia e 20% in Sud Africa. Il rapporto denuncia anche esempi di visite non richieste da parte di staff delle compagnie produttrici per dare prodotti informativi alle madri, incentivi agli operatori sanitari per la promozione dei prodotti, e per promuovere i prodotti all’esterno delle agevolazioni sanitarie. Il Dr John Seaman, principale consigliere di Save The Children, afferma: "L’allattamento artificiale è un problema nei paesi in via di sviluppo perché il costo di una scatola di latte può essere pari ad uno stipendio mensile, le istruzioni non possono essere sempre lette, perciò i bimbi possono essere denutriti e spesso non c’è la possibilità di sterilizzare il biberon e tutto l’occorrente". L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa un milione e mezzo di morti infantili ogni anno potrebbero essere salvate con l’allattamento al seno. Un portavoce della Nestlé dice: "Consideriamo seriamente questo rapporto, ma per quanto ci riguarda le sue statistiche sono basate su un’interpretazione soggettiva del Codice. Un primo sguardo degli allegati pubblicati nel rapporto non giustifica l’affermazione dell’autore che c’è una violazione sistematica del Codice". Essi hanno aggiunto che se ogni infrazione sarà confermata se ne occuperanno subito. Andrew Tomkins, professore di salute infantile internazionale all’Istituto di Sanità Infantile di Londra, difende la ricerca dicendo che in essa si sono usati metodi standard e che il disegno della ricerca non può essere errato. "Per la prima volta abbiamo dati reali e oggettivi in scala del problema. È chiaro che emerge una situazione totalmente inaccettabile che necessita di radicali soluzioni". L’Interagency Group on Breastfeeding Monitoring fu formato dopo che la Chiesa d’Inghilterra decise nel 1994 di sospendere il suo appoggio al boicottaggio contro la Nestlé fino a quando non sarebbe stata condotta una ricerca indipendente. Il Sinodo della Chiesa d’Inghilterra deciderà ora se riprendere il boicottaggio. Il Vescovo di Coventry dice: "Per prima cosa mi sento di dire che il giudizio è tuttora sospeso riguardo al problema. Ma questo rapporto fornisce dati evidenti da paesi nel mondo dove il Codice Internazionale è ancora violato". Il Royal College di Pediatria e Salute Infantile di Londra è stato nuovamente messo sotto pressione affinché non accetti più donazioni dalla Nestlé. [...] Alla presentazione del rapporto Andrew Tomkins, che è anche membro del Royal College, ha criticato duramente l’approvazione del College al finanziamento da parte della Nestlé. Afferma: "Penso che ora sia totalmente insostenibile da parte del Royal College l’accettazione di soldi su queste basi". Ha aggiunto che l’Institute of Child Health ha deciso di non accettare soldi dai produttori di latte in polvere ed ha esortato altre organizzazioni a fare lo stesso. Il Royal College di Pediatria e Salute Infantile riceve 35.000 sterline (circa 80 milioni di lire) ogni anno dalla Nestlé per finanziare le attività delle unità di ricerca. I soldi furono stanziati nel 1993 per 4 anni. Dopo critiche il College indisse un referendum nel 1995 tra i suoi 2265 membri. Il risultato fu chiaramente in favore del finanziamento. Il Dr Keith Dodd, segretario onorario del College afferma: "Dato il chiaro risultato, non abbiamo intenzione di riaprire il dibattito per altri 5 anni." Aggiunge: "Il Royal College crede che l’allattamento al seno è il meglio per i bambini e supporta iniziative per promuovere l’allattamento al seno".[BMJ No 7075 Volume 314]
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