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2018

Salmonella nel latte in polvere: che cosa è importante sapere

In seguito alla notizia, arrivata anche sulle testate e sui social italiani, della contaminazione a livello ormai globale di latte in formula prodotto dalla francese Lactalis, la nostra associazione sta ricevendo mail e messaggi con domande sulla non sterilità del latte in polvere, sulla evitabilità di ciò che è accaduto, e su chi riteniamo responsabile. Ne abbiamo scelta una per tutte:

Basta bollire l’acqua per debellare la salmonella?
Non è che alla fine è colpa dei genitori?

Ovviamente la Lactalis ha una prima, grande responsabilità: quella di non avere monitorato efficacemente la sua catena di produzione, consentendo al batterio della salmonella di contaminare i suoi prodotti. Ma la situazione è molto più complessa, e questa complessità non sempre emerge dagli articoli che si trovano in rete.

Il nostro Ministero della Salute ha risposto negativamente alla domanda se vi siano prodotti del Gruppo Lactalis nel nostro Paese, ma rimane il fatto che, anche se questo specifico allarme non interessa direttamente l’Italia, è importante per le famiglie sapere come ridurre al massimo la possibilità di ammalarsi per i propri bambini.

Quella che segue è la risposta alla domanda sopra, e alle altre domande:

1. Non è colpa dei genitori. Sarebbe colpa dei genitori se questi mettessero in pratica malamente delle istruzioni giuste da parte delle ditte. Ma, con poche eccezioni, le istruzioni delle ditte sono sbagliate, perché non sono conformi agli standard internazionali di OMS e FAO (in italiano si veda https://www.genitoripiu.it/sites/default/files/uploads/latte_artificiale_2016_0.pdf).

2. Tutti i batteri hanno un loro habitat, che dipende dalle loro caratteristiche e da come si adattano, nel corso dell’evoluzione ai differenti ambienti. Alcuni batteri, per esempio, stanno bene nell’intestino umano, altri in quello dei ruminanti, altri nel terreno, e così via. Tra le moltissime specie di salmonelle, alcune hanno una preferenza per latte e derivati, e trovano un ambiente ideale nelle catene di produzione di latticini. Le formule infantili sono dei latticini. Dato che è impossibile sterilizzare tutta la catena di produzione, può succedere che alcune salmonelle di quelle specie (ma vale anche per altre specie batteriche, come per esempio il cronobacter sakazakii, conosciuto anche come enterobacter sakazakii, ben più pericoloso delle salmonelle) si ritrovino nel prodotto finale. Si stima che, a seconda del livello tecnologico più o meno avanzato di ogni catena di produzione, la possibilità di contaminazione batterica vari dall’1% al 15% (da 1 confezione su 100 a 1 confezione su 6-7). Lo zero è impossibile, un rischio anche minimo c’è sempre. E ovviamente non sappiamo se la confezione che acquistiamo è contaminata. Per questo è importante sapere che la formula infantile in polvere non è un prodotto sterile. Dovrebbe essere scritto a grandi lettere in etichetta per allertare i consumatori. Quanto precede non è valido per le formule liquide pronte all’uso che, come qualsiasi latte che acquistiamo al supermercato, sono pastorizzate (ma costano anche 2-3 volte di più della corrispondente quantità di formula in polvere).

3. Il processo classico di pastorizzazione del latte (che non sterilizza il prodotto, cioè non elimina tutti i batteri, ma solo la maggioranza di quelli che possono causare malattia) consiste nello scaldare il latte fino a circa 65 gradi, mantenendo questa temperatura per 30 minuti. Si possono diminuire i tempi, fino a pochi secondi, aumentando la temperatura a 70, 75 o anche 80 gradi. Ma più si aumenta la temperatura più si corre il rischio di “degradare” il latte, cioè di alterarne le proprietà distruggendo alcuni dei suoi nutrienti, quelli più sensibili alle alte temperature come alcune vitamine. Lo stesso principio vale per la pastorizzazione della formula infantile. Sicuramente non si deve usare l’acqua (qualsiasi acqua, anche quella in bottiglia) a temperatura ambiente: se ci fossero dei batteri pericolosi nella polvere, sopravviverebbero. Peggio ancora è usare acqua tiepida: a 30, 37, 40 o anche 50 gradi i batteri pericolosi si riprodurrebbero meglio che a temperatura ambiente. Numerosi studi mostrano che la temperatura più sicura, quella cioè che uccide la maggioranza dei batteri pericolosi senza “degradare” troppo il prodotto finale si aggira sui 70 gradi. Dato che è impossibile, o impraticabile, misurare esattamente questa temperatura, il consiglio è quello di far bollire l’acqua (qualsiasi acqua), portandone cioè la temperatura a 100 gradi, lasciandola poi raffreddare per 30 minuti. A questo punto la temperatura si aggira sui 70 gradi e questo è il momento di ricostituire la formula infantile in polvere.

4. Le ditte sono restie a scrivere in etichetta che il prodotto non è sterile. Lo si capisce: tutto il loro marketing si basa sul fatto di offrire un prodotto sicuro per i lattanti. L’ammissione che non è sterile farebbe a pugni con le loro strategie di marketing. Quello che non si capisce è perché tale misura non sia imposta dal Ministero della Salute, che non dovrebbe avere interessi economici nel settore e che dovrebbe avere a cuore soprattutto la salute dei bambini. Oppure lo si capisce se si pensa a quanto governi, ministeri e parlamenti siano sensibili alle azioni di lobby delle ditte (non solo baby food, ovviamente). Ma le ditte sono restie anche a standardizzare le istruzioni sulla ricostituzione delle formule, adeguandole agli standard e alle raccomandazioni internazionali, che sono le sole basate su prove scientifiche. Qui il discorso è più complesso, ma simile al precedente. Le ditte tendono a presentare l’alimentazione con formula come la facile soluzione agli ostacoli e alle difficoltà che le mamme possono incontrare quando allattano. Ammettere che usare la formula non è né facile né comodo vuol dire perdere questo ipotetico vantaggio strategico, tale solo perché enfatizzato dal marketing. Inoltre, la pastorizzazione a 70 gradi uccide anche i batteri “buoni”, i cosiddetti probiotici, altro cavallo di battaglia delle ditte per il loro marketing. Peccato che non vi sia nessuna ricerca scientifica seria che provi che i probiotici aggiunti alle formule infantili causino dei benefici al lattante. Ne possiamo tranquillamente fare a meno oppure, se fosse dimostrato che fanno bene, potremmo tranquillamente somministrarli a parte. Anche in questo caso, se le ditte sono comprensibilmente restie, non dovrebbe essere restio il Ministero della Salute. Oltretutto, un obbligo a scrivere le stesse istruzioni su tutti i marchi di formula infantile in polvere semplificherebbe la vita delle mamme che non dovrebbero rileggersi le istruzioni nel caso cambino marca di formula.

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