giu
11
2016

Su Rai Tre si parla del business del latte artificiale: domenica 12 giugno ore 21.45 a REC

REC, il nuovo programma di giornalismo d’inchiesta di Rai3, nella sua prima puntata affronta il tema del business del latte artificiale con un inchiesta dal titolo “La mammella dello sponsor”: prescrizioni di marche di latte alle dimissioni dall’ospedale (vietate per legge), convegni pediatrici sponsorizzati dalle ditte di latte e molto altro ancora.
Le giornaliste Lucina Paternesi, Michela Mancini e Alessia Marzi hanno documentato come in molti ospedali italiani, da nord a sud, le leggi sulla commercializzazione del latte artificiale non siano rispettate e hanno intervistato esperti e esponenti delle istutizioni, compreso il Ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin.

La trasmissione andrà in onda domenica 12 giugno alle 21.45 su Rai3. Per un’anticipazione dell’inchiesta, clicca qui.
Durante la trasmissione la redazione risponderà alle domande dei telespettatori direttamente dalla pagina Facebook di REC.

In Italia le donne che allattano esclusivamente al seno il proprio bambino, nei primi sei mesi di vita, sono circa il 42 per cento. Nonostante l’allattamento al seno sia il primo passo per garantire la salute pubblica, ricorrere al latte artificiale, alle prime difficoltà, è diventata una prassi. Il suo prezzo – anche dopo l’intervento dell’Antitrust – continua ad essere tra i più alti in Europa.
Le telecamere di REC sono entrate per la prima volta nell’ unica fabbrica italiana di latte artificiale dove ci hanno confessato che il costo è di circa 8 euro a barattolo. Come arriva poi a costare fino a 21 euro? C’è sicuramente un costo nascosto, quello dei viaggi, dei tablet, degli i-Phone di ultima generazione e addirittura dei condizionatori che gli informatori scientifici delle multinazionali del latte regalano ai pediatri nella speranza di essere ricambiati. REC ha anche scoperto che in molti ospedali d’Italia – nonostante la legge lo vieti espressamente – i medici indicano la marca specifica di latte artificiale inserendo un foglio nella cartella di dimissioni del neonato. La normativa è chiara anche su pubblicità e sconti: quest’ultimi applicati ai latti di tipo 1 sono vietati. Alcune farmacie, con la speranza di dare meno nell’occhio, li inseriscono sui siti internet e non sugli scaffali.
Le ditte produttrici in Italia sponsorizzano anche i corsi di aggiornamento dei pediatri, i cosiddetti Ecm, Educazione Continua in Medicina. Recentemente in Inghilterra la Royal College of Paediatrics, ovvero la più importante società scientifica pediatrica inglese, ha approvato una mozione con la quale abolisce ogni tipo di finanziamento da parte delle multinazionali del latte artificiale. In Italia invece i rapporti tra i medici e le ditte non sono un mistero. La base della Società Italiana di Pediatria è nella stessa sede di Biomedia, uno dei più importanti organizzatori di convegni pediatrici: nelle sue casse finiscono i soldi delle ditte di latte artificiale che finanziano gli eventi. Perché mentre i pediatri anglosassoni decidono di staccarsi dalla mammella dello sponsor, i nostri ci rimangono attaccati?

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