Buone notizie dall’Italia.
Condividiamo alcune riflessioni sulla storica sentenza con cui la giuria del processo sulla contaminazione da PFAS delle acque superficiali e sotterranee in Veneto ha condannato 11 alti dirigenti di MitEni (acronimo di Mitsubishi, colosso giapponese attivo anche nel settore chimico, ed ENI, l’azienda italiana produttrice di prodotti chimici e combustibili fossili), la società proprietaria dello stabilimento che per decenni ha rilasciato illegalmente kg di PFAS, a pesanti pene (anni di carcere, milioni di euro per risarcimento danni).
Gli avvocati dei colpevoli presenteranno certamente ricorso e ci sarà un processo di secondo e probabilmente di terzo grado prima che la sentenza diventi esecutiva. Ma questo è un primo passo positivo. Si noti che tra i diversi attori pubblici e privati che hanno sporto denuncia contro MitEni c’era un gruppo di madri (chiamato Mamme No Pfas) il cui latte materno è stato testato per i PFAS e ha mostrato livelli di contaminazione così elevati che alcune madri hanno ritenuto il rischio troppo elevato e di conseguenza sono passate all’allattamento artificiale.
La sentenza ha fatto notizia non solo in Italia, vedi ad esempio https://ilfattoalimentare.it/sentenza-pfas-veneto.html, ma è stata riportata anche dai media francesi (https://france3-regions.franceinfo.fr/auvergne-rhone-alpes/rhone/lyon/pfas-on-a-gagneeeeeee-decision-historique-en-italie-l-industriel-miteni-condamne-pour-desastre-environnemental-3178377.html) e inglesi (https://www.france24.com/en/live-news/20250626-italy-chemical-plant-execs-jailed-for-pollution).
L’auspicio è che la persistenza del caso Mamme No PFAS in Italia durante gli otto lunghi anni di processo costituisca un precedente anche in altri paesi, come la Francia, dove sono in corso procedimenti giudiziari contro aziende proprietarie di stabilimenti intorno a Lione che causano alti livelli di inquinamento da PFAS.
Questi casi sono spesso trattati in modo non accurato dalla stampa, pubblicando articoli (leggi l’articolo completo in francese) con titoli come: “On allaite son enfant et on l’empioisonne”. “Avvelena tuo figlio allattandolo”, un esempio di giornalismo sensazionalistico e impreciso. L’articolo fornisce un resoconto dell’indagine condotta dalla dottoressa italiana sull’impatto dei PFAS sulla salute. Elenca le patologie della popolazione, inclusa lei stessa e la sua famiglia, in questo ordine: infertilità maschile, conta spermatica bassa o inesistente; tumori alla tiroide e obesità; aborti spontanei tardivi e decessi di neonati maschi; tumori renali e molti altri casi di morbilità segnalati negli Stati Uniti. Infine, la giornalista giunge al punto che il rischio più elevato di esposizione ai PFAS per i neonati si verifica durante la gravidanza e l’allattamento. La dottoressa stessa racconta di aver allattato i suoi 5 figli per 5 anni e di aver visto i suoi livelli di PFAS diminuire, a causa dell’escrezione durante la gravidanza e l’allattamento. La giornalista poi commenta: “Le donne devono convivere con il senso di colpa di aver avuto figli e di averli esposti alla contaminazione da PFAS, attraverso la placenta e il latte materno”. Afferma: “Pensi di fare un gesto naturale allattando e invece stai avvelenando tuo figlio!”.
Questo commento personale diventa poi il titolo dell’intero articolo e l’URL. E l’infertilità maschile non viene più menzionata.
Perché? Un giornalismo così scadente deve essere denunciato, e noi lo facciamo attraverso questa pagina.
Ora, ecco un’altra notizie incoraggiantie sulle azioni intraprese in merito alla proposta di direttiva dell’Unione Europea volta a limitare le “sostanze chimiche eterne”: sono state inviate lettere con un lungo elenco di firme al Presidente della Commissione Europea con informazioni del Forever Lobbying Project sull’intensa attività di lobbying da parte dell’industria. Se impedire “questo sabotaggio del nostro futuro e di quello dei nostri figli” è la nostra massima priorità, allora dobbiamo tutti agire, come le coraggiose madri italiane.







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