Non è tutto oro quel che luccica, potrebbero essere proiettili e cartucce!
Proprio nei giorni in cui si discute della modifica alla legge 157/1992 che regola l’attività venatoria, che in caso di approvazione «cancellerebbe gli ultimi 60 anni di politiche, impegni e azioni dell’Italia a tutela e conservazione degli animali selvatici (Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente), leggiamo che Arci Caccia Terni e Arci Pesca Fisa Terni hanno donato due poltrone per l’allattamento all’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni grazie al ricavato della cena di beneficenza alla quale hanno partecipato oltre 200 persone tra cacciatori, pescatori e simpatizzanti delle due associazioni. L’iniziativa viene descritta come “gesto di solidarietà concreta a sostegno delle famiglie e della sanità pubblica” e i presidenti delle due associazioni si dichiarano “orgogliosi di aver trasformato un momento conviviale in un gesto di attenzione concreta verso la comunità”. Affermano inoltre che questa donazione rappresenta lo spirito delle associazioni: vicinanza al territorio, impegno sociale e volontà di fare rete tra cittadini, istituzioni e mondo dell’associazionismo. Si chiama “greenwashing”: è una pratica di marketing che consiste nel presentare un prodotto, un servizio o un’azienda come più ecologico o sostenibile di quanto non lo sia in realtà, al fine di migliorare la propria immagine. In pratica, si tratta di una forma di pubblicità ingannevole che si basa su affermazioni ambientali false o esagerate. In questo caso specifico le associazioni approfittano della crescente attenzione verso l’ambiente cercando il consenso della popolazione mentre da anni è noto che l’attività venatoria oltre alle morti dirette può causare inquinamento ambientale attraverso l’uso di munizioni contenenti piombo (il quale può intossicare la fauna selvatica e contaminare il terreno e le acque), arreca disturbo alla fauna selvatica non cacciabile, ma che vive aree di caccia (paura e stress, rischio di dispersione di interi gruppi familiari, sconvolgendo così il loro naturale equilibrio e i loro ritmi riproduttivi), per non parlare della spesso infelice esistenza dei cani da caccia, e degli incidenti venatori. Questi ultimi sono ormai classificati come “problema di sicurezza”: nella stagione venatoria 2024-2025, sono stati registrati 62 incidenti complessivi con 14 decessi (6 non cacciatori) e 48 feriti (34 non cacciatori) escludendo gli incidenti causati da malori, cadute, atti intenzionali o episodi di bracconaggio. L’azienda ospedaliera dovrebbe forse rispedire al mittente queste poltrone insanguinate?








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